martedì 4 febbraio 2014

L' American Raga di Robbie Basho


Nato a Baltimora nel 1940 e orfano dall'infanzia, è passato quasi  inosservato al grande pubblico durante la sua vita, e mai ha ottenuto il successo commerciale che meritava.
Lui è Robbie Basho.

Con la sua prima chitarra acquistata nel 1959 si immerse nelle sonorità e nell'arte asiatica e dal cui incontro con Ravi Shankar e il maestro Ali Akbar Khan  nè uscirà un artista ed un uomo nuovo che cambierà il suo stile di vita e il suo nome da Daniel Robinson Jr a Basho in onore del poeta Giapponese Matsuo Basho.
Robbie suonava principalmente la chitarra Steel, e successivamente il piano, decise di creare composizioni molto complesse, influenzate da diversi tradizioni musicali del mondo, che aveva esplorato in profondità - ad esempio quelli della Persia e dell'India, ma anche dei nativi americani e dell'estremo Oriente.
Il "padre della American Raga ", con l'obiettivo dichiarato di creare un sistema di  Raga  che si adattava alla tradizione musicale americana.

Ascoltare la sua musica ci vuole pazienza, e una mente aperta e rilassata - sono composizioni complesse con molti capitoli,  e  raramente di breve durata. A volte finiscono, dopo un lungo viaggio, proprio come un raga, culmina in un finale preparato da tutte le combinazioni di scale eseguite in precedenza.



La musica di Basho pur restando ai margini del grande music business, trovò interesse in Europa dove fu invitato per un tour negli anni '80.
Basho ricercò e trovò con la sua eccellente tecnica luoghi inesplorati fino ad allora e riuscì con  la sua chitarra ad unire tante tradizioni così diverse eppure così vicine tra loro creando un sound unico .
Un banale incidente mentre era sotto chiroterapia lo portò via nel 1986, resta la sua discografia vasta e molto varia che comprende brani della tradizione blues e ballate Americane
I contemporanei lo descrivono come un eccentrico di un animo sensibile, un artista in tutto e per tutto, incapace o poco disposto a lottare per il successo e la sua tecnica seguita e studiata come essenziale riferimento dai chitarristi acustici. 
Artisticamente la morte di Basho sembra veramente suggellare la fine di un'era musicale, quella del famoso 'guitar triumvirate' (come veniva chiamato in America oltre trenta anni fa) composto, dallo stesso Basho, da John Fahey e Leo Kottke.
Robbie Basho resta uno dei pochi, rari chitarristi che abbiano creato una musica specifica ed inconfondibile, capace di trascendere il tipico banale errore di quell'esercito di 'tecnici' dello strumento, tanto bravi quanto terribilmente anonimi e noiosi, che hanno sempre scambiato il mezzo con il fine. 

L'immagine di Robbie Basho, sporadicamente presente nel mondo ufficiale del music business, stava per perdersi probabilmente quasi del tutto, ma ogni tanto qualcuno come me curioso ed assetato di talenti lo riscopre. 
Come  annunciato dalle sue parole di Rhapsody In Druz, su Zarthus del 1974: "lo sono il Fiore del Cuore, svegliatemi e fiorirò ancora...".