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lunedì 15 giugno 2020

I dischi della new wave italiana.




La new wave, questa sconosciuta,etichetta con la quale si è catalogato buona parte della musica post punk 
per circa un decennio dalla  metà degli anni '70, in Italia fece fatica ad aprirsi un varco.
Causa la solita poca attenzione 
dei media la nuova ondata trovò, come era successo per il punk, nella cultura underground, tra i ragazzi e nelle produzioni indipendenti, il terreno migliore dove mettere radici.
E cosi, come era successo in precedenza, nelle grandi città da nord a sud, ci fu un fiorire di band e stili, come era successo nel Regno Unito ed in America, il punk si fuse con l'elettronica, la disco e si avvicinò molto al pop, e restò solo un vago ricordo della sua spinta rivoluzionaria, divenendo romantico, malinconico, dark e anche sperimentale.
Qui sotto una lista di quelli che potrebbero essere dal mio punto di vista i dischi rappresentativi del genere nel nostro paese.


 Chrisma - Hibernation ( 1979 Polydor Clear Vinyl ) .Il secondo e ultimo album del progetto di Maurizio Arcieri e Kristina Moser, è un buon mix di riferimenti da Bowie ai Kraftwerk agli Ultravox, con una spinta sempre verso la sperimentazione di sonorità assolutamente fuori moda per l'epoca. Valutazione attuale 40/50 eu


Gaznevada - Sick soundtrack ( lp Italian Records 1980 ) - Tra i pochi gruppi Italiani a strizzare l'occhio a gruppi come Talking Heads, Wire ed alla no wave newyorkese senza diventare ridicoli c'erano i Gaznevada, di cui il disco divenne forse il miglior esempio e punto di riferimento per molte band. Valutazione 90/130euro  


Neon - Information of death ( 7" ltd 1980 Urgent Label/Materiali Sonori) Altro esempio di come si poteva fare dell'ottima wave, qui in Italia, ma con riferimenti differenti verso il dark e l'elettronica IBM o techno-wave, furono i Neon, che con il lavori seguenti, dopo questo esordio, confermeranno tutto il loro valore. Valutazione 150/200 eu 


Faust'O - J'accuse...Amore mio ( Lp 1980 Ascolto ). Fausto Rossi al terzo episodio della sua carriera, non abbandona , i temi scomodi che lo caratterizzavano nei primi album a concludere la sua triologia fine '70 inizio anni '80, strizzando l'occhio ai Roxy Music ed ai Talking Heads di Byrne. Disco cestinato molto presto da un industria discografica Italiana ed da un pubblico, non abituato, alla sperimentazione di altri linguaggi comunicativi. Valutazione 50/60 euro  


Garbo - Scortati ( Lp EMI 1982 ) . Con un buon punto di partenza l'anno precedente, Garbo aveva debuttato con l'album " A Berlino..Va bene", riscuotendo la meritata attenzione. I suoi riferimenti musicali da Bowie a Lou Reed, con elementi che ricordano il Synth-Pop più melanconico, quello di John Foxx e dei Tubeway Army di Gary Numan, ed una buona dose di spregiudicatezza lo portarono in breve al successo. Valutazione 15/20 euro


Kirlian Camera - It doesn't matter, now..( Lp 1983 A.T.G. ) . L'onda lunga oscura della wave nei Kirlian Camera, si fonde con il synth pop, tra gli  Ultravox e derive goth rock, che abbandoneranno nel corso della carriera. Pur essendo un ottima autoproduzione il disco resterà, ai margini del successo. Valutazione 70/90 euro.


  
Diaframma - Siberia ( Lp 1984 IRA ) . Molto facile accostare le sonorità di questo disco  alla dark wave dei Joi Divison, The Cure, Bauhaus, o Sisters of Mercy e grazie a quella che diventerà la capitale Italiana del genere, Firenze, ed all'etichetta "IRA", Federico Fiumani e band diventeranno in breve un punto di riferimento importante per un'intera generazione. Valutazione 90/110 euro.


Rappresaglia - Danza di guerra ( EP 1984 Autoproduzione ). Molto poco conosciuto, questo ep dei Rappresaglia, gruppo punk hardcore, sbucato fuori dal centro sociale "Virus" di Milano, pubblica 4 brani, molto più vicini al sound dei Joy Division ed i Killing Joke e resta anche se un episodio, un ottimo esempio di wave carica di rabbia e patos. Valutazione 50/60 euro.    

A.T.R.O.X - Water tales ( Lp 1984 Contempo ). Altra produzione della Contempo records gli  A.T.R.O.X, si rifanno alla new wave minimale, non lontani da gruppi come Tuxedomoon e  Minimal Compact. Nelle intenzioni della band il disco è stato concepito come un concept album su un idea di base che era, il mare come una via di fuga dell'umanità. Valutazione 50/60 uro

Litfiba - Desaparecido ( Lp 1985 IRA ) . A chiudere la lista, uno degli album considerato tra le migliori espressioni di quella new wave che aveva assorbito ormai il sound proveniente da Inghilterra ed USA, rendendolo più originale e maturo ed allo stesso tempo fruibile ad un pubblico più vasto. Forse la migliore musica espressa da Pelù e band. Valutazione 50/60 euro 

sabato 6 settembre 2014

The Plastics - Japanese wave



Uno dei gruppi più divertenti, eccentrici ed innovativi che portò in Giappone il suono pop-wave alla fine dei  '70. Amati da Talking Heads, B-52 e Devo..
Chica, Toshi, Hajime, Ma-chan e Shima tra il 1979-81 hanno avuto il tempo di stampare 3 album contribuendo al cambiamento del suono pop nella terra del sol levante.
Loro erano i The Plastics.

        


        

venerdì 26 luglio 2013

X Mal Deutschland ‎– Tocsin




"La voce di Anja Huwe solca gli universi cupi e nostalgici di questo disco, considerato a torto secondo me troppo vicino alle sonorità di Siouxsie and Banshees. Considerando che l'album ha raggiunto un buon livello di notorietà tra gli appassionati della dark-wave e che fu stampato per la 4AD, c'è da dire che non aggiunge nulla allo stile del periodo ma segue il loro flusso, resta un buon disco con tracce di  ottima fattura come "Auguenblick". 

La stampa Tedesca ha raggiunto buone quotazioni forse per la copertina laminata e per la poca reperibilità"


Blurt – In Berlin


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"Il trio britannico di nome Blurt nasce dal poeta,vocalista,sassofonista Ted Milton. Il genere completamente originale che produce e che alcuni hanno descritto come Dada-Avantgarde Jazz o Paranoid Funk, Jazz-Mutant è praticamente impossibile da incasellare. Ricorda i più vicini nel tempo i "Rip Rig Panic" o "Pere Ubu". Il disco può dirsi a tutti gli effetti il loro primo album che scalò subito le classifiche indipendenti facendo conoscere la dirompente energia del sax di Ted . .."


domenica 18 settembre 2011

EINSTÜRZENDE NEUBAUTEN : KOLLAPS




“Kollaps”, il collasso, è il debutto di uno dei progetti più sconvolgenti, geniali ed innovativi apparsi nel panorama Rock dell’ultimo ventennio, gli Einstürzende Neubauten. Questa band influente e fuori dagli schemi fu creata nel 1980 a Berlino dal chitarrista Blixa Bargeld (futura spina dorsale dei Bad Seeds di Nick Cave) in collaborazione con alcuni giovani membri dell’avanguardia locale, tra cui le due artiste Beate Bartel e Gudrun Gut (che lasceranno il gruppo pochi mesi dopo), il chitarrista (allora quindicenne) Alexander Hacke e la coppia di percussionisti N.U. Unruh e F.M. Einheit, folli sperimentatori che forgeranno la timbrica dei primi lavori del gruppo. Nel 1981, dopo qualche singolo/EP d’assestamento esce per la Zick Zack questo “Kollaps”, primo prodotto di una ‘macchina’ inesauribile di grande musica. “Kollaps” ha poco a che fare con il Rock tedesco degli anni ’70 ed è già lanciatissimo negli esperimenti degli anni ’80; taglia i ponti con il kraut-rock degli Amon Düül, elimina la spiritualità della Kosmische Musik dei Popol Vuh e la componente onirico-spaziale dei Tangerine Dream, si allontana dall’elettronica con spunti mainstream dei maestri Kraftwerk e infine approda sui lidi scoperti pochi anni prima dagli sperimentatori inglesi Throbbing Gristle: è quella “industrial music” di cui gli Einstürzende Neubauten diverranno grandi protagonisti con il loro spirito avanguardista. 
Il suono di “Kollaps” deriva dai live shows che gli EN 
mettevano in scena all’epoca: eventi distruttivi, teatrali, in cui alla strumentazione Rock, ridotta all’osso (chitarra e voce), si sostituiva una strumentazione anomala, alternativa, praticamente fai-da-te. Tra martelli pneumatici, bidoni, trapani, attrezzi meccanici, barre metalliche e plastiche a percuotere acciaio e cemento, scarti della società industriale, Bargeld e compagnia de-costruivano il suono della musica, riducendolo a battiti, rumori, feedback, echi distruttivi, urla scomposte – i due percussionisti inventavano ritmi partendo dallo zero dei rifiuti prodotti da Berlino: è la creazione che nasce dall’annichilimento. Oltre alle basi percussive, il sottofondo (che in realtà non è background, ma attore principale!) dei vari episodi di “Kollaps” è il rumorismo sfrenato provocato dalle varie registrazioni e dall’utilizzo dei vari strumenti non convenzionali; ma ciò che più stupisce è come anche le musiche proprie del Rock vengano ridotte a ‘semplice’ minimalismo meccanico-industriale: è il caso ad esempio della chitarra, resa afona ed ossessiva, incapace di produrre accordi portatori di qualsivoglia profondità ed anzi appiattita a semplice propaggine metallica delle braccia di Bargeld.

 La voce dello stesso Blixa suona filtrata e manipolata, anch’essa un prodotto dell’industria, della fucina automatica, della fabbrica: ogni lamento è un grido improvviso, espressionista, scomodo, capace di ridurre in frantumi qualsiasi emozione romantica e di plasmare invece un’atmosfera allucinata, da periferia degradata, da mondo post-moderno meccanizzato e sconvolgente. Perfetti esemplari del teatro Einsturzende Neubauten sono elaborazioni come l’estenuante titletrack “Kollaps”, otto minuti in un crescendo ossessivo guidato dai lamenti di Bargeld, la danza techno-tribale “Tanz debil”, il rumorismo totale di “Steh auf Berlin”, gli abbozzati schizzi pianistici di “Sehnsucht” e l'araldo “Negative Nein”: ogni secondo di un brano come questo mostra le potenzialità del suono di “Kollaps”, solo all’apparenza scarno, ma capace in realtà di mostrare le brutture e le sensazioni del mondo odierno attraverso i suoi stessi rumori, i suoi stessi suoni, le sue stesse architetture.  



“Kollaps” non mostra ancora gli Einstürzende Neubauten al top della loro visionaria creatività, ma ne rappresenta l’incipit, il momento più devastante a livello di concretezza sonora, assieme al successivo, più maturo, “Zeichnungen des Patienten O. T.”. Tirando le somme, “Kollaps” è un disco che merita di essere ascoltato da ogni amante della primigenia sperimentazione industriale di inizio anni ’80.

lunedì 30 maggio 2011

L’universo etereo dei Cocteau Twins



Con i Cocteau Twins, discepoli diretti di un'evoluzione repentina del post punk, una nuova dimensione sonora, il "dream pop", fece la sua comparsa in Scozia e da là a poco avrebbe influenzato tanti stili musicali e gruppi dagli anni’80 in poi.
La definizione di "dream-pop" per il genere che loro stessi hanno ideato e che annovera, tra gli altri, gli inglesi Slowdive, i Pale Saints e i Lush, per citarne alcuni. Senza di loro band come Curve, Sugarcubes o i Verve, forse, non sarebbero mai esistite. Ma, in realtà, la musica dei Cocteau Twins ha molte radici, dal folk celtico alla psichedelia, dal gotico alla tradizione araba, dalla classica all'ambient music.


Non si tratta di "canzoni", nell'accezione tradizionale, ma di una miscela di melodie, accordi, dissonanze, echi, riverberi, su cui fluttua libera la voce di Elizabeth Fraser. Una voce cristallina, che, spaziando lungo suggestive escursioni di registro, alterna sussurri e litanie, cantilene infantili e grida angosciate. Il risultato è un clima claustrofobico di grande effetto, una sorta di trance ipnotica, in cui possono coesistere il peggior incubo e la visione più celestiale. Seppur figlio della psichedelia, il dream-pop non insegue "paradisi artificiali" della mente, ma scava nei recessi più profondi dell'inconscio, alla ricerca della spiritualità.



I Cocteau Twins nascono a Grangemouth, Scozia, come un trio: Elizabeth Fraser (voce), Robin Guthrie (chitarra e tastiere), Will Heggie (basso). Il loro esordio avviene nel 1982, con il singolo "Peppermint Pig", subito seguìto dall'album Garlands. L'impronta di fondo è il gotico pomposo di Joy Division e, soprattutto, Siouxsie, di cui la giovane Fraser è grande fan. "Da ragazzina ero la punk più dolce che si potesse incontare - racconta -. Ho sempre avuto le braccia piene di tatuaggi di Siouxsie e dei Sex Pistols, ma mi sono sempre vergognata di mostrarli in pubblico. Probabilmente, la gente pensava che stavo sempre con le maniche lunghe perché ero una eroinomane.". Lo spirito della "regina della notte" aleggia sulla distorta "Wax and wane" e sulla cupa "I'm not". Tanto che i critici più maligni arrivano a definire Fraser "una Siouxsie in sedicesimo". Ma il disco conquista subito il pubblico underground britannico, grazie al suo sound ipnotico e suggestivo.



Heggie abbandona presto la band, mentre tra Guthrie e Fraser si stabilisce anche un solido legame sentimentale (i due avranno una figlia, Lucy, nel 1989). E' da questo duo che nasce "Head over heels", trascinato dalla vorticosa "In our angelhood" e dalla frizzante "Sugar hiccup", destinata a diventare uno dei loro motivi più celebri.

Le sonorità sono sempre più rarefatte, e scaturiscono da fluide progressioni di accordi e dal fresco soprano di Fraser, che frammenta testi liberi da regole grammaticali. "Le storie delle mie prime canzoni erano tutte metaforiche - racconterà la vocalist in seguito-. Erano frutto dell'inconscio, delle mie paure, che col tempo si sono attenuate". Non si è mai attenuata, invece, la sua timidezza e la sua ritrosìa verso tutto ciò che è "star-system": difficile vederla in video o sulle copertine dei dischi, quasi proibitiva un'intervista. Anche questo contribuirà a rendere i Cocteau Twins un gruppo di culto per il pubblico della new wave.


Ma in quel periodo la formazione britannica non rinuncia a sperimentare, e lo fa soprattutto con una moltitudine di Ep, in cui si possono trovare chicche come lo spiritual "Hitherto" o la ninnananna lisergica "Pepper-tree". A dare forza al sound, oltre alla voce di Fraser, sono le tastiere lugubri di Guthrie, gli arpeggi eterei della chitarra e l'incedere mozzafiato della batteria.




Ingaggiato il percussionista Simon Raymonde, la band indovina il disco della consacrazione con Treasure (1984). Un lavoro elegante e complesso, in cui Fraser insegue le orme di vocalist d'avanguardia come Laurie Anderson e Meredith Monk, e la band amplia lo spettro delle sue influenze musicali. Si passa così dalle danze orientali di "Ivo" al barocco di "Lorelei", dal jazz-rock di "Pandora" all'abulia psichedelica di "Otterley". Tutto l'album è fortemente intriso di miti medievali, favole gotiche ed esoterismo. Una fiamma di pura follia onirica pervade i brani, che alternano vertigini e visioni, surrealismo e spiritualità, in un clima magico, dominato dai gorgheggi eterei di Fraser. " Elizabeth non ha alcun rispetto per gli arrangiamenti miei e di Simon - scherza Robin Guthrie -. Arriva sul più bello e comincia a cantare in tutti i momenti che riteniamo sbagliati. E il risultato è molto migliore".Ergo oltre al perfetto "Treasure",cosiglio caldamente anche "Garlands",magari non spiazzante,ma comunque vetrina del lato più etereo di questa band scozzese.

Un altro capolavoro che è "Lullabies To Violaine"..altro non è che la raccolta di (quasi) tutto il materiale non presente negli Lp della band, e credetemi sulla parola se vi dico che trattasi di musiche di una bellezza abbacinante. Del resto non è un mistero che diversi Ep contenessero alcune tra le cose migliori che i Cocteau abbiano mai prodotto. Play, ed emozione unica nel poter ascoltare in sequenza "Sunburst And Snowblind", "Pepperment Pig", "Aikea-Guinea", dalle implosioni dark/siouxsieggianti del periodo "Garlands", passando per il folk etereo di "Treasure" fino al proto trip-hop dell'ultima fase di carriera.

Poi i singoli, le alternative version e chi ne ha più ne metta. Dovete solo ascoltare e fare silenzio, come in un museo, a una prima teatrale, in una chiesa, così da godere dello splendore pornografico di "The Spangle Maker", dell'accoppiata "Tiny Dynamine"/"Echoes In A Shallow Bay"; viene quasi da piangere tant'è la grazia. Ancora: il concept grafico di V23, il packaging e tutto il resto, uno dei rari casi in cui marketing e musica di qualità remano nella stessa direzione. E' la giusta celebrazione di una band immensa.

lunedì 23 maggio 2011

Pere Ubu "The modern Dance"




il nome Pere Ubu (Ubu Roi, pièce teatrale del commediografo francese di fine '800 Alfred Jarry
inventore della “Patafisica” ), non diceva niente a nessuno, ma la straordinaria voce di David Thomas, un gigante con i capelli arruffati che cantava con un vocione da orco e musicisti come Revenstine, un cercarumori quando l’elettronica era tutt’altro che facile, il chitarrista Herman, un trasformatore elettrico da 125 in 380volts, la sezione ritmica di Krauss alla batteria e Maimone al basso che scandiscono una musica complessa e alienata. seppero dare una forma, un turbinio di note, con scenari post-industriali, schizofrenici e avanguardistici al nome a dir poco strano, di questo gruppo che fece di “Modern Dance” uno dei dischi miliari, di quella ondata musicale che apparve alle scene verso la fine degli anni ’70 chiamata “new wave”.


i Pere Ubu studiano e forgiano una formula Rock urticante e avanguardista, scevra da qualsiasi impulso commerciale e brutalmente proiettata verso la costruzione di un ideale artistico completo e totalizzante, oltre che in grado di raccogliere l'evoluzione della sperimentazione musicale underground in un gigantesco labirinto di visioni e di onirismi industrali.


Prima di questo gli Ubu auto producono tre singoli.Stampato in formato 45 giri in sole 1000 copie ( dove sul retro il brano “Heaven” che però non apparira sull’album ), il pezzo stenta e non entra mai in classifica, abbaglia subito però i cercatori di rock alternativo. Thomas e i suoi portano il rock verso nuove frontiere, senza dimenticare l’essenzialità delle sue origini. Producono una musica con la devastante energia del punk, il ruvido calore del blues e presagi di quelli che un giorno sarebbero stati chiamati ‘paesaggi immaginari’ dell’electro-music. La voce squassata del leader e mente del gruppo David Thomas, l’anti - Sinatra per il suo ‘mal di canto’ si diverte a scrivere alla rovescia la storia della canzone tipo, e fa della sua sgraziata e disarmonica vocalità il marchio di fabbrica del gruppo.The Modern Dance è il simbolo della "rovina" del Rock alle porte degli anni '80, è il Rock che - nella sua dirompente estasi nichilista - nega se stesso, è il testamento spirituale di un'epoca e la visionaria apertura di un'altra, il disco è la metafora del disfacimento di un umanità sempre meno umana.
Rivoluzionario nei concetti, nelle tematiche e nelle atmosfere evocate, il capolavoro dei Pere Ubu è, assieme a Velvet Underground & Nico , una delle più sconvolgenti opere dell'avanguardia underground del ventennio '60-'70, i Pere Ubu sono il punto di non ritorno di ciò che significò la ricerca musicale colto-popolare negli anni '70, di quel massacrante connubio di disagio esistenziale, satira dissacrante e inquietudine creativa che, soprattutto grazie alle innovazioni di Thomas e Ravenstine, ha indelebilmente finito per influenzare gran parte di quella new wave sperimentale allora appena alle porte (The Pop Group e compagni..).

"The Modern Dance / Heaven " 7" - 1000 copie : US 1977 Hearthan rec. HR 104
copertina apribile - Valore 200/250 euro
"The Modern Dance" Lp - US 1978 Blank records 001 - Valore 70/80 euro  

venerdì 22 ottobre 2010

Devo - Are We Not Men? A: We Are Devo!

La stampa USA - 1978 Warner Bros - BSK3239 -50euro


Il debutto dei Devo avvenne nel 1978 con questo straordinario album dal titolo " Q: we are not men? A: we are devo! "
Il lavoro prodotto da Brian Eno non ebbe un buon impatto sui critici e non raggiunse le vette delle classifiche come vendite, mentre oggi si può affermare che è uno dei dischi principali di quel movimento musicale post punk che venne chiamato new wave.
I Devo re-inventarono, con il loro stile e le loro idee la musica punk rock dandole una vena ironica e disturbante con i loro testi e l’elettronica.” L'idea che invece di continuare ad evolversi, l'umanità ha di fatto iniziato a regredire, come dimostra la mentalità del gregge e la disfunzione della società americana” è la “de–volution” che diede anche il nome al gruppo. Questo concetto fu sviluppato come scherzo al Kent State University dagli studenti d'arte Gerald Casale e Bob Lewis già alla fine del 1960. Casale e Lewis tra i fondatori del gruppo crearono anche una serie di opere d'arte in vena satirica sulla devoluzione.
Dopo i primi anni e i primi brani su 7” Q: we are not men? A: we are devo!" era pronto ed Eno soffiò a D.Bowie il gruppo che con il suo travestimento e i movimenti robotici avrebbe segnato con uno splendido disco il decadimento e la meccanicità dei sentimenti di quegli anni.

Il disco è stato fondamentale nello sviluppo della new wave americana. E'stato uno dei primi album pop dove si sono usati i sintetizzatori come importante elemento strutturale, un'innovazione che ha cominciato a gettare le basi per l'esplosione del synth-pop che è seguito a breve.  L'album contiene alcuni dei migliori brani dei Devo come la memorabile " Uncontrollable Urge ", l'incredibile cover di " (I Can't Get No) Satisfaction ", " mongoloid " e " Homo Jocko ".
L’album fu stampato in USA dalla Warner bros con la stranissima copertina di Erik Munsön che firmò solo questa cover .
Le prime copie furono stampate in vinile “marmorizzato” e l’inserto di un poster,pochissime copie quasi introvabili.

In UK il disco uscì per la Virgin records con copertina diversa da quella americana .Le primissime copie comprese di poster e vinile colorato. Molto rare.

La Virgin stampò anche la versione limitata in picture disc dove furono
inseriti con il disco un flyer con messaggio del gruppo e un flexidisc con il brano “ Flimsy wrap
In seguito la stessa Virgin per "festeggiarne" la pubblicazione dopo dieci anni ristampò il disco in vinili colorati, bianco,rosso,verde,blu.




lunedì 4 ottobre 2010

Il "Muro" dei Death in June


La prima stampa 666 copie copertina bianca + flyer con testi. 
Nelle prime copie sono state inserite 2 cartoline. BAD VC 88
1989
300euro 

Death in june :
"The wall of sacrifice" 1989


il progetto Death in June, nasce nel 1981 in Gran Bretagna dall’idea di Douglas Pearce.Ne fanno parte Tony Wakeford ( Sol Invictus ) e Patric Leagas ( Sixt Comm ) entrambe provenienti dai Crisis .
La loro musica cambiò rapidamente con il prepotente incedere del carismatico Douglas che trasformò i testi del gruppo, dandovi una impronta esoterica e feticista.

La loro musica sostenuta,rumorista,minimale li portò presto ad essere conosciuti da un pubblico affascinato da simboli ambigui, oscuri, da una musica folk riformattata con pesanti percussioni ritmate,chitarre
acustiche e l’introduzione dell’elettronica.
Per questo ribattezzata come musica “neo folk” e “post industrial”. Dopo l’abbandono avvenuto nel 1985 di Tony Wakeford e di seguito di Leagas per progetti personali, Douglas iniziò una serie di collaborazioni più strette con personaggi del calibro di David Tibet ( Current 93 ) con il quale nel 1989 diede alla produzione l’album :
The wall of sacrifice.
Nato da da un sogno-incubo fatto da Douglas in cui vedeva un muro di sangue ( appunto "Il Muro del Sacrificio" che da' il titolo all'album ) in cui il destino di ogni uomo era legato allo scioglimento e allo scorrere di lacrime congelate sul muro, anche se ogni individuo aveva la possibilità di scegliere il "percorso" dello scorrimento dei liquidi entro un determinato periodo temporale e quindi di scegliere la propria sorte, il disco doveva porre fine alla carriera artistica dei Death in June .
Furono stampate 666 della prima stampa ( numero simbolico che ci richiama alla mente svariate fantasie ) la copertina è bianca con al centro il simbolo del teschio dei D.I.J., nella seconda edizione con la copertina gialla e nella terza edizione di sole 400 copie con copertina rossa. I Death non erano nuovi a questo tipo di approccio numerico e simbolico ed anche grazie a queste “strategie” hanno visto aumentare nel mondo con gli anni i loro fans sempre alla ricerca degli lps originali ed autoprodotti. Simboli come le Rune,il numero 6, il Totenkopf (teschio con il 6 come mese “Death in June “),le tute mimetiche,la mano con la frusta..hanno dato alla band la forma e l’dea che D.P. aveva in mente , come lui stesso dichiarava : « Non volevamo diventare un comune e banale gruppo rock. Dei ragazzi carini che guardano nelle macchine fotografiche con i loro bei faccioni e un quoziente d'intelligenza di un milione... non è così che funzionano le cose per noi. ».
In sé il disco non è tra le migliori produzioni dei D.I.J e come tutte le stampe in vinile del gruppo è abbastanza difficile da reperire ( di cui è uno delle maggiori rarità) ha raggiunto alte quotazioni ed è stato ristampato negli ultimi anni in formato cd e picture disc.


Acquista qui il disco :


martedì 27 luglio 2010

Il sortilegio elettronico dei Coil



Balance e Christopherson, i Coil, perfezionano il loro sound , dopo anni di militanza e collaborazione in gruppi come Throbbing Gristle, Current 93 e Psychic Tv, ed un inizio assai interessante avvenuto nel 1984 con l’Ep “How to destroy angels” contenente un solo brano, 16 minuti di un cerimoniale occulto per sole percussioni (dal gong a ogni sorta di oggetti metallici, persino spade!), musica rituale imparentata coi contemporanei lavori dei Current 93. i Coil debuttano su 33giri con il disco “Scatology”, ipnotico e potente, che riesce a far breccia nella critica presentando sulla scena musicale il duo che ha oramai intrapreso la carriera…Quella che li porta ad un capolavoro della musica sperimentale elettronica della fine degli anni’80 “Horse Rotorvator”.

Una immensa macchina per arare il mondo, costruita con le ossa dei quattro cavalli dell'Apocalisse. L'Horse Rotorvator, gigantesco aratro che recide ogni alito di vita, preconizzando l'avvento di una nuova, agghiacciante era. Follia e orrore alle soglie dell'inferno..”

E’ il testo riportato sulla copertina dell’album, che annuncia un Apocalisse imminente, la migliore introduzione a quest’opera. Balance e Christopherson sapevano a quali sortilegi e magie si ispiravano quando hanno dato alla luce il disco, che fin dal prime tracce emana una insinuante e perversa energia e che al tempo stesso affascina e relega l’ascoltatore in un gotico castello senza vie d’uscita, circondato e ipnotizzato dai campionatori di Chris , dai ritmi incalzanti, dai rumori tetri ed oscuri e dalle litanie funeree di Balance.
Alle cupe e deliranti atmosfere collaborano anche Marc Almond (alias Paul Revere ) e come Clint Ruin ( Foetus ) un altro mago del rock industriale di quegli anni, che spingono il curioso e stordito ospite del castello verso meandri rumorosi ed orgiastici.
Ideale summa di tre anni di sperimentazioni, “Horse Rotorvator” è l’opera più compiuta del primo periodo dei Coil. Balance e Cristopherson si dividono i ruoli: il primo è l’istrione, il mattatore assoluto, il secondo è il regista, che, campionatore Fairlight alla mano, pianifica le sequenze e sceglie i set più appropriati. Anche i testi, dietro la morbosità e il gusto per il kitsch, rivelano un’ampia gamma di riferimenti: dall’Antico Testamento alla filosofia di Jean Genet, dalla storia dell’antica Roma alla narrativa gotica (Poe, Lovecraft), dall’esoterismo alla fantascienza cyberpunk di Ballard e Burroughs. E a scongiurare ogni sospetto di pretenziosità, c'è uno humor nero, sempre pronto a beffarde ghignate.
Il seguito dei Coil negli anni è segnato da lavori singoli e colonne sonore, raccolti poi nel disco “Gold is the metal” e dischi di sperimentazione elettronica abbandonata l’aurea nera che li avvolgeva come “Love’s secret domain” sfoderando altri capolavori, fino al 13 novembre 2004, quando John Balance, tradito dai suoi abusi alcolici, morirà in seguito a una caduta dalle scale della propria abitazione, lasciando sgomenti amici e fan.


Horse Rotorvator

Il disco edito dalla Force & Form in UK (K.422/Some Bizzare ROTA 1) nel 1986, fu pressato in 2000 copie inizialmente in vinile trasparente con l’aggiunta di 5 cartoline ed un adesivo ed in alcune di queste copie vi si trova anche un poster e un foglio con i testi, di cui la quotazione attuale è di 200euro.

In Germania dalla Record Vox (SPV 098008) prime 1000 copie in vinile blu.
In USA dalla Relativity ( 88561-8139-1/2 ) di cui probabilmente 1000 copie in vinile giallo
Queste altre stampe, vista la relativa difficoltà nelle reperibilità, non raggiungo però la quota da collezionismo come per la stampa Inglese.


Horse Rotorvator : ascolta qui alcuni brani del disco