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giovedì 3 febbraio 2011

Collezionisti nella rete : Carlo Casale



In tanti anni da organizzatore, ideatore e partecipazioni a fiere, mercatini, negozi ho conosciuto e continuo a conoscere tantissimi collezionisti di musica,appassionati che come me frequentano questi luoghi alla ricerca del “disco perduto e non ancora ritrovato” o semplicemente perché aldilà di certe convinzioni ci si diverte e si può avere un contatto diretto con chi ha la stessa “mania” .

Queste occasioni non sono però tantissime durante l’anno a meno di non spostarsi di kilometri,spesso,e per chi può diventano anche l’occasione di una piccola vacanza.
Per tenersi in contatto e condividere lo stesso interesse con altri,molti trovano posto nella “rete” aprendo siti, pagine,fans club,webzine e blogs, un po’ come ho fatto io, quindi non è molto difficile incontrare uno di questi “personaggi” che oltre ad essere memorie storiche di un passato a volte molto passato, hanno tante cose da raccontare e possono diventare per chi approccia questo hobby, dei veri e propri “guru” musicali.
Uno di questi si chiama Carlo Casale, classe 1945, vive non molto distante da Napoli, e nel suo curriculum ha inciso 6 dischi, collaborato come talent scout con le case discografiche e prodotto artisti con la Ri-Fi records.
Oggi in pensione mi racconta della sua passione che è iniziata fondando il suo primo negozio di dischi “CasalMusica” in collaborazione con il fratello e con il quale formò anche il gruppo musicale “ The Ambassadors”… collaborazioni anche Roberto Murolo e partecipazione al Cantagiro del 1969 dove conobbe Giorgio Gaber, Lucio Battisti, Fausto Leali e tanti altri.. : Oggi sei online con il tuo Blog, cosa fai?Sul mio blog cerco di promuovere i piccoli grandi artisti, che mamma RAI ha "bandito" dai propri palinsesti. Sono un appassionato di Jazz. Da giovane sono stato un orchestrale. La mia passione è nata dal fatto di avere in famiglia un fratello (musicista) pluristrumentista.

"Insieme facevamo le ore piccole vicino ad un apparecchio radio ad ascoltare musica jazz. Ascolto musica per 2 ore al giorno, ma contrariamente a quanto si possa pensare non sono un collezionista di dischi. La mia vita è stata sempre una contraddizione, anche politicamente parlando”  Pensavo di te come una persona interessante e infatti fin qui mi hai sorpreso, Quanti dischi possiedi? Quanti dischi hai ? svariate migliaia! Il disco che amo di più è "Born to lose" e "3/4 time" di Ray Charles. Il disco più raro è quello che mi è stato regalato direttamente da un artista, quindi tanti, che non cederei mai, per nessun prezzo al mondo; un pò come le maglie del Napoli regalatemi direttamente dai calciatori.”  Altra grande passione?  “Sono un tifoso del Napoli e so che morirò quando il Napoli vincerà la Coppa dei Campioni!”

Tanti dischi regalati da artisti? uno in particolare che ti ricordi? come ascolti la musica a casa hai un impianto hi-fi?LP de I Gatti Rossi di Gino Paoli ed Ascolto musica in un deposito, tra le mie cianfrusaglie ed il mio immenso disordine, ascolto solo CD, perchè non ho più un giradischi. A questo proposito, spero che i cinesi possano fabbricare giradischi economici, molto semplici, tipo Lesa Europhon ad un prezzo max di mercato di 100€.!“


Cosa pensi delle nuove generazioni di ascoltatori ed artisti?Le nuove generazioni, salvo pochi, io credo, non sono interessati molto alla musica. Ormai i soldi disponibili vanno in un'unica direzione: il gioco. E’ una personale convinzione. Per riprendere la credibilità e la vendita, secondo sempre il mio modestissimo parere, bisognerebbe imporre un prezzo unico di 10,00 € per qualsiasi CD e per qualsiasi cantante; questo perchè la musica è soggettiva, quindi non vedo perchè bisogna differenziare. Il discorso è molto lungo e ritengo che mettere tutti d'accordo non è semplice”..Da un lato il blog, la passione e la promozione della musica, dall’altro non dai molte speranze ai ragazzi che vedi indirizzati al gioco..anche questo rientra nel tuo stile contraddittorio allora, chi non si pone domande ed è senza dubbi vivrà anche con poche sorprese nella vita,mi vien da dire.


Grazie per la collaborazione Carlo, a presto.



Per chi volesse leggere e contattare Carlo Casale può andare sul suo blog all’indirizzo qui



venerdì 17 dicembre 2010

Claudio Rocchi - "In Alto" nel 2011 con il suo nuovo disco




Il nuovo anno, per alcuni artisti che hanno segnato con la loro lunga carriera i nostri trascorsi musicali, sarà il momento di riaffacciarsi alle scene, come nel caso del cantautore Claudio Rocchi, ben noto musicista fin dalla fine degli anni ’60 quando iniziò la carriera come bassista del gruppo Stormy Six.
Claudio Rocchi ha attraversato i periodi del progressive rock e della sperimentazione elettronica, producendo i suoi dischi e collaborando con tantissimi nomi della musica Italiana ed internazionale tra i quali ricordiamo Franco Battiato e Trilok Gurtu.
Personaggio molto eclettico, Claudio Rocchi non ha mai smesso in questi anni di dare voce, suono e forma alla sua arte. Ha condotto negli ultimi anni programmi a Radio1rai Sardegna, dove risiede, e prodotto anche vari cortometraggi e serie televisive per la rai.

"Viaggio"
 L’ho raggiunto via email saputo del sua prossima produzione musicale e gli ho chiesto una breve intervista di presentazione.

"Ciao Claudio e grazie di esserti reso disponibile alla mia intervista per il blog.

Per iniziare vorrei chiederti di parlarci del tuo nuovo lavoro discografico. Sono già informato di qualcosa ma vorrei che ce lo presentassi tu".

Sono una serie di nuove songs a impianto e struttura rock con inserti elettronici. Una misura di equilibrio tra i miei mondi elettivi principali, in termini di linguaggio. E' un periodo della mia vita molto vivo ed ispirato, non c'è altro che urgenza pura di scrivere canzoni in linea con il mio Me presente; vissute molte diverse "vite", passate esperienze che la metà sarebbero state già un numero elevato. Ho iniziato la mia vita autonoma che andavo ancora al liceo a Milano e suonavo il basso con gli Stormy Six a 16 anni, a 18 il mio primo solo l’album "Viaggio" e da lì eccomi qui a riscrivere canzoni, a rifarne un progetto musicale (io ne conto 23 con questo), ad avere voglia di tornare on stage con le mie chitarre e la voglia di suonare. Questo 2011 che arriva, voglio viverlo al più possibile "on the road" a fare concerti, dai pubs, ai teatri, ai locali e festivals...



"Suoni di frontiera"
 "Credo di capire che in te c'è ancora tanta voglia di raccontare con la tua musica con la tua arte la vita che vedi e tanta voglia di incontrare gente. Ci anticipi il contenuto di qualche testo?"

Decolli, atterraggi, passione, riflessioni sulla politica, cronache intime e visione, contatti extraplanetari, osservazione dell'ambiente, della vita, delle persone. Abbiamo bisogno di miracoli, di bellezza, di poesia, di lavoro, di certezze, di futuro e di presente e anche di una classe politica diversa; illuminata, saggia, colta, dedicata al bene comune, di cui essere fieri e non imbarazzati, da delegare con fiducia alla

gestione della cosa pubblica.

"Ascolteremo i brani con attenzione. Credi che le persone sentano la necessità di cambiare la propria visione della vita? Credi ancora che la musica possa essere parte attiva nella società? Chi ha collaborato con te in questo nuovo lavoro discografico?"


Credo che tutti desiderino soffrire il meno possibile ed è per questo che qualunque modo, via, metodo, ideologia, sistema trova seguaci, adepti, fans, sostenitori, aderenti, promotori o semplicemente "pubblico" creando un polo del "mercato": il fruitore. Dall'altra parte, all'altro estremo del campo, il "produttore". In mezzo, quale che sia, "la distribuzione". Quindi sì, la musica non solo "può cambiare la vita", ma di fatto cambia la vita di molti ogni giorno; portandola, anche fosse per pochi attimi, "da un'altra parte" rispetto al punto di partenza, al prima di accendere qualcosa che la riproduca. E la si ascolta e magari canta o danza o ci si suona sopra. In più, comunque, il naturale bisogno di ascoltare da altri, il senso dell'esperienza comunicata e recepita, il carisma e la genialità di alcuni, la magia della vibrazione sonora, il miracolo dell'armonia, il valore dei contenuti, conservano alla Musica la pole position nel gran premio della comunicazione trasversale.

Certa musica, come sai, non è di destra né di sinistra, piace agli uni e agli altri e nessuno si fa il problema di collocarla somewhere tra i banchi del Parlamento. Pensa ai grandi classici di ogni linguaggio e quanto ogni nicchia di mercato mette sui suoi altari dedicati: avremo un'idea della vastità del campo, di cosa sia e quanto possa fare e dare la Musica. A chi possa arrivare.
Questo lavoro è mio nel senso più totale: testi e musiche, tutti gli strumenti, tutte le voci, tutti gli arrangiamenti. Il suono è quello di un gruppo rock elettroacustico/elettronico. Qualche titolo? “Facci un miracolo”, “la Bellezza”, ”Lasciamoli andare”, “Eccoti qui”, ”L' Amore spinge forte”, ” Per gli stendardi da affidare al vento”, ” La stella da cui vieni”, ” Déja vù".


Solo ora, in fase di post produzione, Gianni Maroccolo sta lavorando su qualche traccia per vedere che ne esce e se ci stiamo dentro con soddisfazione reciproca quanto ci siamo stati nell'incontrarci e nel confrontare visioni musicali ed esperienze recenti. Quando ho visto e ascoltato certi live sets di Beautiful (uno degli ultimi progetti di Gianni con i Marlene Kuntz ed HowieB) o certe sue produzioni per Alkemi-lab (il laboratorio multimediale da lui co-allestito recentemente), ho sentito una decisa assonanza con Suoni e forme. Il mio è ora un rock classico con innesti elettronici e arriva sequenzialmente dai miei trascorsi "sperimentali" (Mirage, Suoni di frontiera), dal mio essere songwriter (La tua prima luna, La realtà non esiste), bassista dall'inizio (Stormy Six), uomo con chitarra da sempre (Viaggio, Volo Magico).
"Porterai il tuo nuovo lavoro on stage allora…"
Il mio lavoro, come dici tu, sono le mie canzoni e le mie canzoni certo andrò a cantarle in giro ovunque qualcuno mi chiami per farlo professionalmente; antiche, più recenti e nuove. Come mi frullano nel cuore e nelle mani di sera in sera. Senza una scaletta troppo fissa. Per lasciare spazio agli umori, alle diverse sensibilità e toglierlo invece all'abitudine, alla ripetitività, alla noia che già più di una volta, in passato, mi ha tolto il desiderio di palco.
Del resto smettere di fumare è facile: l'ho fatto molte volte... Il mio nuovo progetto, per la cronaca, al momento lo chiamo "In Alto".


Ed il titolo già ci anticipa che sarà un disco per chi guarda ed ascolta “oltre”. Grazie ancora Claudio ed a presto.

Hugs

a cura di : Antonio Elia


sabato 25 settembre 2010

Bentornati No Strange



Intervista esclusiva a Salvatore D'Urso, co-fondatore, cantante/autore del gruppo No Strange.

Di Marialaura Grillo 


Salvatore D'Urso è cantante e autore dei testi delle canzoni dello storico gruppo torinese neo- psichedelico
NO STRANGE, attivo dalla prima metà degli anni '80 fino all'inizio degli anni '90. Di recente il gruppo si è riformato, e "Ursus", pseudonimo con il quale Salvatore D'Urso è più conosciuto, ha risposto ad alcune mie domande.
 D : Prima di tutto, ti ringrazio per la tua disponibilità. Vorrei cominciare con il chiederti di commentare il concerto dei NO STRANGE al "Caffè Basaglia" di Torino con il quale il gruppo si è riproposto dal vivo qualche mese fa e che preannuncia un nuovo lavoro discografico.  
R : Si, non è stato il primo concerto fatto in anni recenti per la verità...abbiamo ricominciato nel 2008 a suonare dal vivo, dopo una pausa che durava da oltre 15 anni. 
La formazione attuale è di nuovo composta da me ed Alberto Ezzu, i due fondatori originari, insieme a chi ci ha già accompagnato fin dalla metà degli anni 80: mio fratello Toni D'Urso alle chitarre,Pino Molinari alle tastiere e alla chitarra acustica, Paolo Avataneo al basso e Lucio Molinari alle percussioni...abbiamo avuto anche la collaborazione della fiatista Laura Tommasi...ed è da circa un anno entrato l'elemento più giovane, ossia la corista Rosalba Guastella.
 Il nuovo lavoro discografico è ancora in cantiere,  lo studieremo ancora a fondo ma credo che sarà un bel disco, che andrà a completare la serie di quelli precedenti, già abbastanza nutrita.


D : E' cambiato qualcosa nell'attitudine e nell'ispirazione dei NO STRANGE del 2010 o tu e il gruppo considerate i nuovi brani come una ideale prosecuzione di ciò che avete elaborato e pubblicato in precedenza, sebbene a distanza di molti anni?
R : C'è un filo conduttore comune in tutti i lavori discografici,compreso in questo che deve ancora uscire,allo stesso tempo ognuno è un episodio a se stante... infatti, oltre ai mutamenti che ci sono stati negli anni riguardo i componenti del gruppo, si è evoluta anche la strumentazione che a tratti viene usata in modo molto acustico e in altri momenti con sonorità elettriche.

Abbiamo sempre avuto una vasta gamma di influenze musicali, derivate proprio dal nostro retroterra (anche perchè ormai siamo over-50) che spazia dalle avanguardie del Novecento (Terry Riley, Stockhausen, Maderna) fino al beat e alla psichedelia di varie nazioni: in particolare rivediamo a modo nostro buona parte del patrimonio musicale che va dal 1967 fino ai primi anni '70, in senso personale, o almeno ci proviamo, anche perchè non abbiamo mai eseguito covers ma sempre pezzi di nostra composizione.
D : Hai accennato alle varie fonti di ispirazione della musica dei NO STRANGE, anticipando la mia domanda... puoi essere più preciso riguardo ai gruppi e agli artisti che vi hanno maggiormente influenzato sia nella creazione dei brani musicali che negli arrangiamenti ?
R : Sì, in generale noi abbiamo assimilato molta musica fin dalla tenera età, infatti io ed Alberto ci conosciamo dagli anni delle scuole medie (non fatemi dire quanti sono, altrimenti passiamo per vecchi!) e già da allora i nostri gusti erano indirizzati verso nomi non proprio di uso comune : ad esempio i primi Pink Floyd, i Nice, i Brainticket, la Third Ear Band e tutto quello che stava sorgendo in Germania sotto il nome di "musica cosmica", soprattutto i primi Tangerine Dream, i Faust, gli Ash Ra Tempel e i Popol Vuh...ma anche molta musica italiana che sperimentava strade nuove, partendo dalla psichedelia delle primissime Orme o del Balletto di Bronzo, fino a Battiato o Juri Camisasca...in seguito ho poi riscoperto cose che per anni erano rimaste nascoste e relegate al piccolo mondo dei collezionisti, come Le Stelle di Mario Schifano o Chetro & Co. (citando gli italiani) oppure molto underground internazionale che derivava dal movimento hippie e radicale, come dalla "beat generation" letteraria e storica, sul genere dei Pearls Before Swine o dei Fugs, fino al folk psichedelico di gruppi come Incredible String Band ecc...
Nomi ce ne sarebbero molti, ma credo che filtrando tutte queste cose attraverso le nostre personali vibrazioni, siamo anche riusciti ad amalgamare uno stile non comune, per cui addirittura c'è chi oggi ha coniato un nuovo termine per definire certa musica e certe "good vibrations"...la nostra comune amica Cristina Scanu, ad esempio, che ci ha aiutati molto a risorgere negli anni più recenti, quando deve indicare qualcosa di molto vicino alle nostre tendenze parla di stile "NOSTRANGICO" e quindi diventano nostrangiche tutte le variazioni sul tema: bolle colorate, temi floreali, arcobaleni di luce e via dicendo...tutto ciò è "nostrangico" !


 D : Quali sono le differenze più rilevanti tra lo stato attuale della musica pop e rock d'autore in Italia e gli anni '80 dal punto di vista strettamente "creativo"e cosa ti senti di dire invece su tutto ciò che gira intorno alla musica sia riguardo all'organizzazione dei concerti sia riguardo al mondo discografico negli ultimi anni, rispetto a quel periodo.
R : Ai tempi non c'era Internet e i mezzi tecnici erano abbastanza limitati, per cui occuparsi di queste cose richiedeva una buona dose di coraggio e quindi anche un'enorme passione...oggi ci sono molte possibilità di farsi conoscere, sicuramente maggiori di allora, ma al tempo stesso, poichè c'è una valanga di materiale che esce giornalmente con risultati non sempre entusiasmanti, si rischia di considerare tutto allo stesso modo: c'è un po' di appiattimento generale, per cui anche le proposte più valide rischiano di perdersi, in mezzo a mille altre più o meno inutili.
Infatti nel mondo dei siti e dei blog c'è molta musica interessante, ma non è facile seguire tutto accuratamente.

Quello che invece manca di più, rispetto ad allora, è il pubblico che riempiva determinati locali e lo faceva sopratutto per seguire le band delle scene più o meno emergenti....
L'atteggiamento di oggi è molto meno attento di un tempo, sembra un paradosso ma alle possibilità materiali che si sono accresciute mancano le possibilità creative, si risolve tutto in modo abbastanza veloce, stile "usa e getta"...la stessa musica in mp3 non ha più lo stesso fascino che aveva il vinile, sarà una banalità già sentita ma in fondo è proprio così.

D : Hai parlato del vinile e del suo fascino... sei d'accordo con quelli che lo ritengono superiore al CD anche per la qualità del suono e che interesse hai per il collezionismo dei dischi in vinile?
R : Per la qualità del suono dipende...di solito hanno una maggiore qualità quei dischi che, essendo già stati concepiti per il vinile, lo reggono come impatto sonoro.
Esempio: la maggior parte dei dischi degli anni '60 che hanno poi ristampato in CD, suonano meglio in versione originale (quindi su vinile) ma purtroppo entrare in possesso degli originali non è facile e spesso costa delle cifre proibitive...io personalmente sono legato al collezionismo del vinile solo per ragioni di lavoro, in quanto ho gestito un negozio di dischi rari e di collezionismo sonoro per circa 15 anni.

Inizialmente ero collezionista anche io, poi dovendo fare una scelta drastica ho continuato a ricercare come commerciante, pur mantenendo la passione originaria...se devo essere sincero non tengo più vinili da anni, ma la cosa che mi manca più che il disco in sè sono le copertine:da buon grafico e cultore di disegno, trovo che la cosa più affascinante dei vecchi album resti la veste esterna, soprattutto nel periodo psichedelico e progressive c'erano grandi studi grafici che producevano opere d'arte di grandissimo livello, anche in Italia le copertine di etichette quali la Cramps o la Bla...Bla... erano dei veri e propri gioielli, che ovviamente non rendono allo stesso modo nel formato digitale.
  
D : Il collezionismo dei dischi in vinile riguarda da vicino anche i NO STRANGE. E' vero che i vostri album e singoli sono molto quotati e quale è quello più ricercato dai collezionisti?
R : Sì, negli anni hanno raggiunto cifre ragguardevoli, anche perchè i nostri dischi hanno avuto un discreto seguito all'estero e ricordo che fin dai primi tempi si trovavano nelle liste di negozi specializzati in varie parti del mondo, ci fu addirittura un commento di Greg Shaw (grande produttore americano negli anni 80,specializzato in musica garage e psych) che ci definì uno dei più grandi gruppi psichedelici...infatti ricevemmo offerte di concerti anche in altre nazioni, tra cui il Giappone che ha sempre amato la musica italiana di stampo psichedelico e pop-progressive.
Credo che siano divenuti dei piccoli feticci anche per la veste grafica inusuale, per esempio il primo album uscì in vinile e custodia trasparenti (con serigrafia molto colorata) proprio per dare risalto alla suite, presente sulla prima facciata, dal titolo "Trasparenze e suoni": probabilmente proprio il primo LP è quello più ricercato,ma anche i seguenti hanno delle quotazioni importanti.

Certo che se avessimo potuto suonare dal vivo in posti come il Giappone lo avremmo fatto con molta soddisfazione, ma purtroppo quelle offerte arrivarono un po' tardi e il gruppo si stava già dividendo per altre strade: nei primi anni '90 cessammo l'attività, non per dissidi interni o per motivi personali, ma solo perchè i nostri rispettivi lavori non ci permettevano altro...oggi che siamo tornati in scena, però, abbiamo intenzione di intensificare l'attività dei concerti dal vivo.
 
D : Quindi i NO STRANGE suoneranno ancora dal vivo nei prossimi mesi?
R : Certamente sì, entreranno a far parte della nuova scaletta anche i brani nuovissimi, oltre a quelli storici che ripresentiamo sempre in veste rinnovata.
Inoltre c'è l'intenzione di filmare buona parte dei concerti, in modo da divulgarne i contenuti anche a chi non potrà raggiungerci fisicamente.



 D : Allora aspettiamo di conoscere le date e i luoghi in cui si svolgeranno i vostri live...
Ursus, tu sei anche un bravissimo grafico. Curerai la copertina del nuovo album dei NO STRANGE come è stato per gli album precedenti e l'aspetto scenografico dei live e come valuti queste componenti nell'ambito del vostro progetto musicale?
R : La grafica continuerò a curarla personalmente, oltretutto oggi con l'uso del pc si possono aggiungere cose fino a pochi anni fa impensabili, ma cerchiamo sempre di non esagerare con la tecnologia e i risultati saranno comunque naturali, frutto di una realizzazione manuale molto classica...così anche nelle scenografie dei "live" adoperiamo degli effetti visivi abbastanza semplici.
Ultimamente, ad esempio, abbiamo filmato delle bolle di gelatina all'interno di una boccia piena d'acqua e proiettato queste immagini sullo sfondo, con l'aggiunta di alcuni effetti di colore e in stile optical in modo simile a quello che si faceva negli ultimi anni '60 durante le feste hippie o gli happening psichedelici...anche questo è un modo di riagganciarci ad una visione spaziale, che non comprende solo il lato musicale ma anche quello visivo, a noi molto cara perchè ci accompagna da anni, ormai...ma credo che sia quantomai attuale il concetto di "psichedelia" anche tra le nuove generazioni, purchè non lo si releghi ad un clichè o ad un facile revival, soprattutto se invece di usare delle droghe sintetiche (come si faceva un tempo) per raggiungere l'allargamento della coscienza, al contrario si fa perno sulle proprie capacità vere, quelle che ognuno di noi ha dentro di sè e che nessuna alterazione da parte di droghe può sostituire: quelle esperienze sono storicamente superate e quindi ripeterne i fallimenti sarebbe deleterio, anzichè positivo.
D : Fai bene a ribadire questi concetti, spesso si continua ad associare la psichedelia con l'uso di sostanze psicotrope come se fossero imprescindibili non solo per chi suona ma addirittura per chi ama questo tipo di musica...

E veniamo all'ultima domanda, che mi sta particolarmente a cuore : sulla scorta delle prossime annunciate uscite discografiche, di alcuni concerti in cui stanno tornando ad esibirsi noti gruppi italiani della scena neo-Sixties degli anni '80 e del riscontro che sta ottenendo il libro "Eighties Colours" di Roberto Calabrò che ne ripropone i percorsi e le immagini, ritieni che possa esserci una ripresa anche parziale di quel movimento di cui i NO STRANGE furono tra i protagonisti?

A noi interessa l'aspetto culturale e spirituale della psichedelia e questo non va necessariamente associato a certe sostanze, tutt'altro...
R : A livello underground probabilmente sì, potrebbe esserci un rinnovato interesse...non solo per la psichedelia, ma anche per rivalutare molte delle forme sonore esplose nei decenni trascorsi...io penso che in ambito rock si sia detto ormai di tutto e di più, per cui se questo tipo di musica vuole continuare a vivere lo può fare solo attraverso la contaminazioni con diverse culture.
L'interesse per i Sixties (o per i neo-Sixties, come vengono definiti sul libro di Calabrò) in verità non è mai morto, questo è evidente in tutte le produzioni degli ultimi anni ma anche dall'interesse sempre vivo che la gente mostra su Internet e sulle riviste musicali.

Bisogna però uscire da certi schemi e sviluppare una personalità propria in ogni caso, perchè altrimenti si rischia di rimanere statici (che è esattamente il contrario di quanto proponeva il movimento psichedelico da sempre): per questo motivo anche noi utilizziamo spesso linguaggi sonori al di fuori del rock o di determinati confini...per noi sono elementi costanti anche le sonorità orientali, il folk, la sperimentazione a vari livelli...ed è molto importante l'uso della lingua italiana (non sempre però) perchè ci permette di farci capire subito anche nell'ambito dei testi, sottolineando i nostri legami con la scena italiana del passato, soprattutto quella a cavallo tra i '60 e i '70 che si è espressa nella nostra lingua madre...è vero che in inglese si può cantare qualsiasi cretinata, tanto suona sempre bene, ma se voglio dare uno spessore alle mie parole e ne voglio trarre delle sensazioni reali debbo cantare esattamente nel modo in cui penso e parlo comunemente ogni giorno.
 
Anch'io spero che questo interesse per i Sixties che non è mai scomparso del tutto possa trovare nuova linfa vitale, anche attraverso il ritorno sulle scene dei NO STRANGE, e ringrazio Salvatore D'Urso per le sue esaurienti risposte che sicuramente offrono molti spunti di approfondimento, augurando a lui e al suo gruppo di ottenere ancora i consensi che meritano da parte della critica e del pubblico più attento alla musica di qualità.

martedì 5 gennaio 2010

Il verbo dei Radiodervish


Da molti anno anni a lavoro hanno all’attivo già più di dieci anni di musica ed una buona discografia.
Il loro mondo musicale è attraversato da figure mistiche ed emozionanti visioni anima materiali.
Provenienti dal soleggiato sud della Puglia e dalla Palestina i due fondatori del gruppo simboleggiano la ricchezza che arriva dall’unione di culture e di abitudini così distanti.
Ci hanno interessato i loro testi ed il loro progetto musicale e l’occasione per un’intervista è il concerto del 29/12 tenuto a Napoli per il festival di musica sacra “Animaverso
Il luogo è una bellissima Chiesa di culto Anglicano in pieno centro.
Accoglienti sempre molto disponibili, i Radiodervish hanno accettato volentieri di  fare due chiacchierare con noi..

Da cosa è ispirata la vostra musica e i vostri testi ?Nabil Salameh :

“Sono vari gli spunti di ispirazioni, in particolare raccontiamo quello che viene a contatto con noi, con il nostro mondo con la nostra vita , sono delle esperienze , degli incontri , che poi prendono questa forma musicale e testuale , come ad esempio l’ultimo lavoro da noi fatto che voleva prendere spunto da Gerusalemme ,infatti per l’occasione ci siamo trasferiti per un periodo di tempo in Israele per farci ispirare da questa esperienza .
Come dicevo sono le esperienze che ci ispirano principalmente, infatti poi da li ,il nostro progetto fecondato dall’esperienza il nuovo disco ha avuto altri sviluppi ,quindi dati dati dall’esperienza e dalla sensibilità umana e artistiche cerchiamo poi di riportarle e raccontarle con la nostra musica”.
Cos’è Radiodervish ? a metà tra radio e dervisci rotanti ?
“Il nome si rifà a questi due soggetti e contesti , la radio e i dervisci che sono stati centrali per la nostra vita , la radio come primo mezzo di teletrasporto di viaggio della nostra era moderna. Nei periodi della nostra adolescenza ha avuto un ruolo molto ispirante , come conoscenza di lingue diverse e dei suoni del mondo, ma anche di apertura , di curiosità ,ma anche per colmare delle distanze che magari fisicamente si voleva fare , ma che poi non si poteva attuare nell’immediato.
Quindi l’idea della radio come mezzo di comunicazione per colmare grandi e piccole distanze . Poi abbiamo scoperto che la radio è un fattore che ci accomuna io dall’altra parte del Mediterraneo sulla sponda est tra Iran e Palestina e gli altri elementi del gruppo sulle sponde dell’Italia Meridionale ,. I dervisci perche come esperienza ci piace e ci emoziona ,ci piace anche quel lato di amore e di avvicinamento al cielo attraverso al musica e la danza ,che fanno e che anche usano dervisci roteanti che fanno capo a Marco”.
In questi anni  avete trovato cio che cercavate ?
"Per noi non è stato certo un punto di arrivo ma proprio un inizio , possiamo dire che le cose si trovano cercando e poi ci sorprendono e ci rimangono come ricchezza , ed è proprio questo che abbiamo raccontato nel concerto di un viaggio di 100.000 uccelli narrato dal libro di Farid ad-din Attar nel 1200 ,prendiamo spunto da questo saggio e mistico Sufi che narra le vicissitudini di questo viaggio che porta questo stormo di uccelli alla ricerca del loro re,e alla fine scoprono di stare davanti a uno specchio e quindi quello che Attar voleva dire in questo racconto fantastico è che spesso il punto di arrivo c’è l’abbiamo dentro e gia nostro e dobbiamo solo riscoprirlo ,e quindi il percorso che si fa è la parte che aggiunge una ricchezza alla nostra vita e che ci trasforma”.Come è iniziato il vostro percorso musicale ? in particolare ci sono state persone che hanno ispirato e dato la direzione?
Michele Lobaccardo :

“Tutto è iniziato da un incontro e dalla nascita di un amicizia,che è stata anche un incontro tra due culture ,poi dalla curiosità reciproca di conoscersi l’un l’altro .Infatti proprio questo è stato il fondamento del gruppo , cioè incontrare l’altro che ci apre all’idea della ricerca di se stessi in un'altra dimensione da quella gia conosciuta , e quindi di scoprire e allargare la propria identità ,con nuovi modi di vedere la vita , e facendo spazio e rinunciando magari a qualche parte di sé .
Ed è proprio questo che cerchiamo di fare attraverso la nostra musica , vogliamo creare dei punti di incontro dalle varie culture ,in cui queste ultime interfacciandosi si ibridano ,si sovrappongono e danno vita ad una terza cosa ,due cose che apparentemente sembrano non poter dialogare , ma che poi fanno nascere qualcosa di nuovo ,che sta alla base di un nuovo dialogo e una reciproca conoscenza.Quindi questo percorso artistico non fine a se stesso ma con uno scopo di allargare la propria visione della vita e quella degli altri?

Ma certamente , è come mettere un proprio mondo a contatto con il mondo dell’altro per farlo fecondare è questo un procedimento che avviene a tutti i livelli ,anche a livello culturale ,infatti se prima noi ,come si diceva prima si immaginava questo processo attraverso la radio ,oggi questo mondo è diventato molto più piccolo e le vicinanze dei popoli e dei modi di vivere diversi si sono cosi ristretti e prossimi a te stesso ,tanto che il prossimo tuo è veramente ad un passo da te ,e cosi esso è diventato la tua possibilità di diventare altro e migliorare , ed è tutto a un passo da te. Importante è non essere chiusi in una visione pregiudiziale ,cioè nel stare in quello stato di pregiudizio del tutto, e invece essere aperto alle novità”.