mercoledì 15 gennaio 2014

L'Armonia Vivente dei No Strange



Oggi ho il piacere di poter fare qualche domanda ad Alberto Ezzu e Salvatore d'Urso Ursus dei NO STRANGE,
formazione di matrice neopsichedelica con oltre trent'anni di attività e di ricerca musicale e che sta presentando l'ultimo lavoro in uscita a febbraio, con il titolo affascinante di "Armonia Vivente". 




I NO STRANGE che oltre a Salvatore d'Urso alla voce e alle percussioni e ad Alberto Ezzu alle tastiere, chitarra elettrica, strumenti a corda e voce, nell'attuale formazione comprendono Pino Molinari alla chitarra acustica,strumenti a fiato e voce, Rosalba Guastella alla voce e tambura, Paolo Avataneo al basso elettrico e Lucio Molinari alla batteria(il chitarrista Tony d'Urso è momentaneamente preso da altri impegni), hanno da poco terminato le registrazioni del loro nuovo album dal titolo "Armonia vivente", che sarà pubblicato a breve per l'etichetta Area Pirata Records nel formato CD e per la Psychout Records in vinile.

D : Parliamo prima di tutto di come avete assemblato i brani in questo album doppio e dei criteri che vi hanno guidato nella scelta del materiale del disco B. 

URSUS - I brani sorgono da poco più di un anno di lavoro, nella solita maniera "ad incastro" che ci contraddistingue fin dagli esordi : abbiamo sempre fatto tutto partendo da una idea in comune e arricchendo la composizione man mano che il lavoro di registrazione si svolgeva. Un album doppio non era previsto, ma questa volta le idee erano tante e non ce la sentivamo di tagliare qualcosa per nessuna motivazione. Inoltre il doppio album ci ha sempre affascinato fin da quando ci formammo nell'ascolto di dischi quali "Ummagumma" dei Pink Floyd o di alcune suite di Terry Riley o di Ravi Shankar. Tuttavia, malgrado i pezzi in scaletta siano 16(di cui 2 registrati dal vivo in concerto) le durate variano molto e si va da brani brevi e concisi fino a divagazioni cosmiche di oltre 10 minuti.I 4 pezzi che abbiamo aggiunto alla versione CD comparvero solo nei primi due demo-tape, pubblicati tra il 1983 e il 1984, alcuni allegati al primo numero della fanzine "Roller Coaster",che ai tempi pubblicavo in fotocopia con Lele Roma, attuale DJ di radio Flash.

ALBERTO EZZU - I brani dal vivo vogliono testimoniare come ci presentiamo dal vivo oggi, con una formazione che comprende sia musicisti della seconda formazione, quella da Flora di Romi in poi, sia me e Ursus con l'aggiunta di Rosalba. Mettere anche quattro brani degli anni '80 precedenti le uscite discografiche è stata un'esigenza dettata dal desiderio sempre più pressante di alcuni fans che non erano riusciti ad entrare in possesso di quelle registrazioni. Altre case discografiche ci avevano contattati per fare un disco basato sulla storia dei NO STRANGE, ma sino ad ora non avevamo trovato un accordo che ci convincesse in pieno, soprattutto perchè non volevamo rientrare a tutti i costi nel genere "psichedelico" come viene inteso comunemente. Per noi la "psichedelia" è più un atteggiamento filosofico ed è legata al concetto ginsberghiano di "aumentare l'area di consapevolezza" e non di usare determinati strumenti musicali piuttosto che altri. Di conseguenza il progetto parallelo dell'Alberto Ezzu Lux Vocal Ensemble, che adopera il canto armonico come tecnica principale, secondo me rientra in pieno nella psichedelia... questo per rispondere anche a tutti i giornalisti che metodicamente hanno voluto farci rientrare in qualche corrente "nostalgica" degli anni '60 o addirittura degli anni '80. Lo diciamo una volta per tutte: non siamo nostalgici e guardiamo in avanti, non indietro!


D : La tua risposta, Alberto, anticipa in parte quanto stavo per chiedervi adesso. Mi pare evidente in questo nuovo album un interesse più marcato verso l'aspetto cosmico e contemplativo rispetto al precedente "Cristalli sognanti" : se quest'ultimo era un album di canzoni strutturate secondo uno schema riconoscibile(pur se legate ad una matrice psichedelica) e solo talora sconfinanti nella musica di ricerca, colgo nel vostro nuovo lavoro discografico un cambio di prospettiva poiché esso pone al centro la musica di ricerca e solo in qualche episodio questa si incontra con la "forma - canzone". A tal proposito mi chiedevo se attualmente gi studi di Alberto sull'uso degli armonici naturali e sulla difonia abbiano raggiunto un livello evolutivo tale da richiedere anche nella composizione dei brani dei NO STRANGE un superamento della dimensione "pop" che ormai vi va decisamente stretta...

URSUS - Certamente il "viaggio" di cui si compone questo lavoro discografico è fatto di molte sfaccettature, ma la dimensione "canzone" ci appartiene ancora. Le nostre caratteristiche di fondo sono sempre state l'effetto,la sensazione di spazialità, ma su di uno sfondo armonico mai troppo dissonante. Il termine "pop" a mio modo di vedere va inserito nella tradizione popolare, anche se negli ultimi anni sta assumendo connotati molto distanti dal nostro. Per certi versi, lo vedo indicato soprattutto in riferimento ai nostri testi. 

ALBERTO EZZU -Come notava Ursus, oggi il termine “pop” è quasi offensivo per chi fa una certa ricerca,mentre quando iniziammo noi aveva tutt’altro significato. Provo ora a rispondere alla tua domanda. Il canto degli armonici(o canto difonico)è una tecnica di origine mongola e siberiana – ma ci sono esempi in tutto il mondo,anche nel Sud Africa o nella nostra Sardegna – per mezzo del quale lo stesso cantante può cantare simultaneamente più suoni, in rapporti di quarta, quinta, ottava, settima etc, insomma può fare una vera e propria polifonia “da solo”. Questa, però, è solo una tecnica, che presa in se stessa non aggiunge o toglie niente a quanto facciamo come NO STRANGE da molti anni. Quello che cambia, utilizzando il canto difonico(nel disco c’è solo un breve esempio al termine del brano “Contrasti”) è l’atteggiamento più “spirituale”, che dagli anni ’80 sino ad oggi si è arricchito di esperienze sempre più “di prima mano”. Se allora ero solamente attratto dalle filosofie orientali,con il tempo ho iniziato a praticare il buddhismo zen del maestro Deshimaru, a prendere i voti da Bodhisattva, poi a frequentare la filosofia Rosacroce e ad addentrarmi sempre più in una ricerca personale in cui il suono era parte integrante della pratica, divenendo in se stessa pratica spirituale. Ovviamente la musica dei NO STRANGE ne ha tratto nuova linfa, e se i lavori degli anni ’80 avevano “in nuce” queste intuizioni, ora colorano i suoni e le composizioni dal di dentro. Il Lux Ensemble che guido si avvale di questa tecnica ma inserisce anche strumenti delle varie tradizioni, da quelle orientali(sitar, tanpura, harmonium) a quelle occidentali antiche e moderne(synphonia, micanon, oboe, viola da gamba, liuto) sino agli strumenti elettronici. Questa ricerca parallela ha fatto sì che anche le musiche dei NO STRANGE ne abbiano tratto giovamento. Amiamo la canzone popolare come la musica d’avanguardia… sarà per questo che nei nostri dischi le contaminazioni appaiono in maniera caleidoscopica e risulta difficile selezionarne una invece di un’altra: Perotinus e Monteverdi, La Monte Young e Anton Webern, Luigi Nono e i Popol Vuh, i Quintessence, i Brainticket e la musica popolare corsa… una bella difficoltà per un critico addentrarsi in ogni sfaccettatura. Per questo, forse, colgono più in profondità il nostro linguaggio quelli che lo affrontano in maniera più spontanea : un conto sono i nostri ascolti, un altro quello che esce dai nostri dischi.


D : L'interesse che avete sempre dimostrato per la musica asiatica, in particolare indiana, si incontra in questo album con quello per il canto gregoriano e per la musica popolare del Medioevo occidentale, quest'ultimo testimoniato dall'uso di strumenti come il liuto e la ghironda. C'è nel vostro intento anche quello di promuovere un sincretismo culturale, una sorta di riscoperta delle comuni radici indoeuropee delle rispettive civiltà oppure si tratta di un interesse strettamente musicale e artistico?


ALBERTO EZZU -Quelle orientali sono musiche che, personalmente, ho “dentro”. Ho studiato musica indiana, il canto Dhrupad, perciò la musica indiana non è, per me, un semplice “colore” asiatico, ma una forma musicale che conosco abbastanza bene. Con l’associazione che dirigo (Arte, Cura e Trasformazione) oltre ad interessarci di terapia (musicoterapia etc) cerchiamo di renderci testimoni e custodi di tradizioni che stanno scomparendo, pertanto organizziamo spesso convegni, seminari ed altro su musiche non convenzionali, come appunto il gregoriano, di cui mi sono letteralmente innamorato pur non essendo cristiano. Le radici indoeuropee di cui parli si sono un po' sfaldate quando l'accordatura degli strumenti a tastiera si è uniformata nel 1600 e si è perso tutto il lato "armonico", quello che colora il suono. Non che il risultato ottenuto sia da buttar via : Bach ce lo teniamo eccome! Tuttavia è innegabile che le musiche più semplici,"a bordone", sviluppate su poche note, si siano progressivamente perse. Senza pretese filologiche, posso dire perciò che questo incontro tra Oriente ed Occidente ci interessa, eccome. I NO STRANGE però sono più “pop”, nel senso di “popolare”, molto meno intellettuali e più spontanei. O almeno così speriamo : non vorrei che questi discorsi facessero pensare ad una pedanteria… credo invece che proprio la psichedelia possa mettere in moto questi ragionamenti, che pescano nel profondo delle emozioni delle persone,ma sempre col sorriso, col piacere di vivere,di suonare e di cantare... il gregoriano si dovrebbe cantare sorridendo ed anche i NO STRANGE, nelle loro vesti “colorate”, sorridono! 

D : La personalità e i riferimenti culturali di cui parlavamo emergono anche dai testi e dalla grafica delle copertine di tutti gli album dei NO STRANGE, curata da Ursus, ma dal punto di vista musicale questo nuovo lavoro,rispetto alle influenze rock degli anni '60 che caratterizzavano gli altri album, si presenta a mio parere più "acustico" che "elettrico". Anche la voce di Rosalba Guastella, che risulta determinante in vari brani, mi sembra che confermi un certo allontanamento dalla matrice rock. Questo accade perché manca la chitarra elettrica di Tony d'Urso oppure la svolta era già prevedibile nella vostra evoluzione degli ultimi anni? 

URSUS - Più che di "svolta" io parlerei di approfondimento perchè le stesse componenti c'erano già nei lavori precedenti, ma venivano trattate diversamente : mio fratello apportava il suo stile inconfondibilmente rock-blues, legato ad una psichedelia di tipo hendrixiano. Noi ampliamo verso altre sonorità : in questa nuova veste ci sono molte più tastiere, c'è maggiore alternanza di voci e ci sono anche linguaggi di origini diverse(la maggior parte dei testi sono in italiano, ma a tratti anche in inglese o sotto forma di suoni puri e semplici).Tuttavia non manca una certa elettrificazione, basta ascoltare i due brani finali registrati dal vivo : in uno compare anche l'amico Frankye Partipilo degli Eazycon al sax, che ci avvicina addirittura a certi modelli "canterburyani", come i primi Soft Machine e Gong... 

ALBERTO EZZU - Più che “acustica”, mi sembra che nel nuovo disco ci sia una matrice “elettronica”. Gli strumenti acustici utilizzati – in gran quantità – sono sempre presentati su basi elettroniche o “concrete” che ne caratterizzano l’ambientazione. Strumenti come arpa gotica, synphonia (che è la “mamma” della ghironda),duduk, sitar,tanpura, violoncello, tromba, flauto dolce, armonica a bocca sono sempre presentati da suoni elettronici che raramente prendono il tema,ma sottendono tutto il brano. 

URSUS - Senza contare che alla batteria di Lucio Molinari si abbinano spesso le mie percussioni, sempre più tribali e persino casalinghe( pentole e padelle da cucina). 

D : Grazie per il chiarimento, anche se all'ascolto l'effetto delle strumentazioni elettroniche è talmente bene amalgamato col resto che gli strumenti acustici risaltano comunque. Cambiando discorso, mi piacerebbe che adesso mi parlaste della vostra tournèe in Giappone e del perché secondo voi la vostra musica abbia tanto seguito tra i giapponesi. 

URSUS - Il tour nelle varie zone di Tokyo è stato fantastico... i giapponesi amano in generale tutta la musica e la cultura italiana, in particolare i nostri riferimenti a quelle sonorità a metà strada tra il beat ed il progressive, che a noi stanno molto a cuore,soprattutto a me che le ho curate e diffuse fin da tempi lontani.

 D : Per concludere, un'ultima domanda. Ancora una volta non avete rinunciato alla pubblicazione dei dischi in vinile oltre che in CD. Siete spinti dal desiderio di accontentare i collezionisti, credete nel supporto in vinile per il tipo di sonorità che produce o avete ancora altre motivazioni? 

URSUS - In parte sì, c'è un forte riscontro di vendite nel formato in vinile(ma anche il CD regge bene) ma siamo molto interessati anche alla forma grafica degli album, per cui il formato più grande si presta meglio a soluzioni artistiche variopinte. 

ALBERTO EZZU - Vinile, CD e internet… con quest’ultima soluzione sappiamo che le vendite si sono registrate in Giappone, in Canada, negli Stati Uniti, in Nord Europa, in Francia, in Spagna. Insomma, se ci rende poco dal punto di vista degli incassi, questo però ci dà una visione della nostra “fama” nel mondo, e la cosa,obiettivamente, ci lusinga. Poi dobbiamo dire che sono state le case discografiche ad essersi interessate a noi e quando abbiamo parlato loro di CD doppio e LP doppio non hanno battuto ciglio. Anche questo ci fa un grandissimo piacere, proprio perché, in tempi così “magri”, che qualcuno creda nella tua musica, specialmente se non così “facile”, non è affatto scontato. Pensa che la Psychout ha prodotto persino un LP doppio dell’Alberto Ezzu Lux Vocal Ensemble, e sempre dello stesso ensemble, Area Pirata sta curando la versione scaricabile su internet e i-tunes. Insomma, lassù qualcuno ci ama!

Marialaura Grillo