giovedì 2 settembre 2010

The First song of Charlie Haden

First song (Soul Note - 1990)

Charlie Haden, Enrico Pieranunzi, Billy Higgins









di : Massimo Pizzo

Il trio pianoforte, contrabbasso e batteria è un pezzo importante della storia del jazz che segue la fine della seconda guerra mondiale. Prima andavano di moda maggiormente le orchestre piccole e grandi da ballo e con un cantante. Il disco di Charlie Haden (contrabbasso), Enrico Pieranunzi (pianoforte) e Billy Higgins (batteria) è forse uno dei più belli della storia recente. E' un disco facile per certe cose, per la chiarezza della sua melodia e la dolce malinconia di alcune composizioni e improvvisazioni suonate dai musicisti. La prima ad avere questa caratteristica cantabilità è proprio First song. L'inizio del solo di Pieranunzi è ancora struggente come quando lo sentii la prima volta.


Nei primi tre brani prevale la melodia e il secondo brano Je ne sais quoi di Pieranunzi fa a gara con il primo First song a firma del contrabbassista per dolcezza e romanticità. Una delle caratteristiche del disco nell'insieme è che la musica di questi tre grandi strumentisti è in alcune tracce non corrispondente all'estetica principale del jazz afroamericano. Forse perchè Pieranunzi in questo disco è anche un pianista splendidamente italiano con forti legami con la melodia e il lirismo, insieme al contrabasso di Haden negli assoli è come se cantasse frammenti di canzoni. L'accompagnamento di Higgins è quasi sempre di prezioso supporto e non emerge con grande protagonismo.


La tradizione del jazz afroamericano con ritmo e fraseggio più incalzante fa rientro in pieno con il pezzo Lennie's Pennies di Lennie Tristano e Si Si di Charlie Parker, due maestri degli anni '40 e con le ballad Polka dots and moonbeams e All the way che vengono affrontate con maggiore ortodossia improvvisativa. Il disco si chiude con due composizioni di Haden una dal tono triste più che malinconico (For Turiya) e da una altra dal tempo molto veloce In the moment nel quale anche il batterista si esprime solisticamente con evidenza.


Il disco continua ad affascinarmi ancora oggi a distanza di tanti ascolti per la chiarezza espositiva dei temi e dell'improvvisazione, soprattutto del pianista. Questo rende molto godibile il disco, forse anche per quelle persone che non sono grandi appassionati di jazz, per la sua cantabilità appunto.


First song è un disco bello e vario. E' stato uno dei primi dischi di jazz a cui mi sono affezionato, come con un disco di musica pop e che ho cercato di imitare nell'estetica dei suoni. e nei risultati melodici.