martedì 5 gennaio 2010

Il verbo dei Radiodervish


Da molti anno anni a lavoro hanno all’attivo già più di dieci anni di musica ed una buona discografia.
Il loro mondo musicale è attraversato da figure mistiche ed emozionanti visioni anima materiali.
Provenienti dal soleggiato sud della Puglia e dalla Palestina i due fondatori del gruppo simboleggiano la ricchezza che arriva dall’unione di culture e di abitudini così distanti.
Ci hanno interessato i loro testi ed il loro progetto musicale e l’occasione per un’intervista è il concerto del 29/12 tenuto a Napoli per il festival di musica sacra “Animaverso
Il luogo è una bellissima Chiesa di culto Anglicano in pieno centro.
Accoglienti sempre molto disponibili, i Radiodervish hanno accettato volentieri di  fare due chiacchierare con noi..

Da cosa è ispirata la vostra musica e i vostri testi ?Nabil Salameh :

“Sono vari gli spunti di ispirazioni, in particolare raccontiamo quello che viene a contatto con noi, con il nostro mondo con la nostra vita , sono delle esperienze , degli incontri , che poi prendono questa forma musicale e testuale , come ad esempio l’ultimo lavoro da noi fatto che voleva prendere spunto da Gerusalemme ,infatti per l’occasione ci siamo trasferiti per un periodo di tempo in Israele per farci ispirare da questa esperienza .
Come dicevo sono le esperienze che ci ispirano principalmente, infatti poi da li ,il nostro progetto fecondato dall’esperienza il nuovo disco ha avuto altri sviluppi ,quindi dati dati dall’esperienza e dalla sensibilità umana e artistiche cerchiamo poi di riportarle e raccontarle con la nostra musica”.
Cos’è Radiodervish ? a metà tra radio e dervisci rotanti ?
“Il nome si rifà a questi due soggetti e contesti , la radio e i dervisci che sono stati centrali per la nostra vita , la radio come primo mezzo di teletrasporto di viaggio della nostra era moderna. Nei periodi della nostra adolescenza ha avuto un ruolo molto ispirante , come conoscenza di lingue diverse e dei suoni del mondo, ma anche di apertura , di curiosità ,ma anche per colmare delle distanze che magari fisicamente si voleva fare , ma che poi non si poteva attuare nell’immediato.
Quindi l’idea della radio come mezzo di comunicazione per colmare grandi e piccole distanze . Poi abbiamo scoperto che la radio è un fattore che ci accomuna io dall’altra parte del Mediterraneo sulla sponda est tra Iran e Palestina e gli altri elementi del gruppo sulle sponde dell’Italia Meridionale ,. I dervisci perche come esperienza ci piace e ci emoziona ,ci piace anche quel lato di amore e di avvicinamento al cielo attraverso al musica e la danza ,che fanno e che anche usano dervisci roteanti che fanno capo a Marco”.
In questi anni  avete trovato cio che cercavate ?
"Per noi non è stato certo un punto di arrivo ma proprio un inizio , possiamo dire che le cose si trovano cercando e poi ci sorprendono e ci rimangono come ricchezza , ed è proprio questo che abbiamo raccontato nel concerto di un viaggio di 100.000 uccelli narrato dal libro di Farid ad-din Attar nel 1200 ,prendiamo spunto da questo saggio e mistico Sufi che narra le vicissitudini di questo viaggio che porta questo stormo di uccelli alla ricerca del loro re,e alla fine scoprono di stare davanti a uno specchio e quindi quello che Attar voleva dire in questo racconto fantastico è che spesso il punto di arrivo c’è l’abbiamo dentro e gia nostro e dobbiamo solo riscoprirlo ,e quindi il percorso che si fa è la parte che aggiunge una ricchezza alla nostra vita e che ci trasforma”.Come è iniziato il vostro percorso musicale ? in particolare ci sono state persone che hanno ispirato e dato la direzione?
Michele Lobaccardo :

“Tutto è iniziato da un incontro e dalla nascita di un amicizia,che è stata anche un incontro tra due culture ,poi dalla curiosità reciproca di conoscersi l’un l’altro .Infatti proprio questo è stato il fondamento del gruppo , cioè incontrare l’altro che ci apre all’idea della ricerca di se stessi in un'altra dimensione da quella gia conosciuta , e quindi di scoprire e allargare la propria identità ,con nuovi modi di vedere la vita , e facendo spazio e rinunciando magari a qualche parte di sé .
Ed è proprio questo che cerchiamo di fare attraverso la nostra musica , vogliamo creare dei punti di incontro dalle varie culture ,in cui queste ultime interfacciandosi si ibridano ,si sovrappongono e danno vita ad una terza cosa ,due cose che apparentemente sembrano non poter dialogare , ma che poi fanno nascere qualcosa di nuovo ,che sta alla base di un nuovo dialogo e una reciproca conoscenza.Quindi questo percorso artistico non fine a se stesso ma con uno scopo di allargare la propria visione della vita e quella degli altri?

Ma certamente , è come mettere un proprio mondo a contatto con il mondo dell’altro per farlo fecondare è questo un procedimento che avviene a tutti i livelli ,anche a livello culturale ,infatti se prima noi ,come si diceva prima si immaginava questo processo attraverso la radio ,oggi questo mondo è diventato molto più piccolo e le vicinanze dei popoli e dei modi di vivere diversi si sono cosi ristretti e prossimi a te stesso ,tanto che il prossimo tuo è veramente ad un passo da te ,e cosi esso è diventato la tua possibilità di diventare altro e migliorare , ed è tutto a un passo da te. Importante è non essere chiusi in una visione pregiudiziale ,cioè nel stare in quello stato di pregiudizio del tutto, e invece essere aperto alle novità”.